Lo stile L'immaginario mondo di Lilanga risulta popolato da una moltitudine di personaggi che sembrano usciti dai cartoni animati, ma che in realtà non sono poi tanto diversi dagli uomini. Nonostante abbiano solo tre dita nel piede e solitamente due dita nelle mani, con labbra allungate che ricordano quelle delle donne Makonde Ndonya più tradizionali (che sono solite mettersi un piccolo anello di legno nel labbro superiore) e con delle grandi orecchie, per il resto il loro corpo può tranquillamente considerarsi quello di un essere umano e i parei sono proprio gli stessi indossati dagli uomini (detti "msuli") o dalle donne (detti "kanga") nell'etnia Swahili. Un termine gene-ralmente usato per indicarli è "Mashe-tani" o "Shetani" che in linguaggio Kiswahili sarebbe l'equivalente di Satanici o Demoni. Questi appellativi possono trarre in inganno per l'accezione negativa in essi contenuta in occidente, mentre nella realtà è necessario precisare che il cosmo di Lilanga risulta popolato dagli spiriti ("mizimu") e cioè da tutte quelle presenze che occupano la nostra mente e che ci sovvengono quando pensiamo a persone conosciute come parenti, conoscenti e amici oppure a emozioni che rappresentino idee, sentimenti e passioni, che possono si ossessionarci ma anche allietarci; una sorta di elfi e gnomi della letteratura fantastica occidentale. In quest'ordine di idee e per mantenere il distacco rispetto ad altri scultori "Mashetani" che raffigurano parti di corpi assemblate grottescamente a formare esseri mostruosi, gli alieni di Lilanga sono più simpatici che terribili e sono rappresentati nel momento del massimo divertimento come dei piccoli folletti, ritratti nelle situazioni quotidiane della vita in Africa. Ciascuna opera ha un proprio titolo che descrive la scena rappresentata e in più contiene un semplice messaggio di saggezza popolare; ciò ci consente di sorridere e di apprendere sempre qualcosa, inoltre ciò fa parte ormai, a pieno titolo, dello slang contem-poraneo africano. Il decoro è imma-teriale e consiste in segni geometrici e colorati che riem-piono comple-tamente lo spazio bidimensionale; in definitiva queste tipologie non appartengono al mondo reale, sebbene in quadri più recenti alcuni elementi paesaggistici come case, ecc. appaiano soventemente. Il colore è abbondante ma mai lasciato al caso e i soggetti si inseriscono in serie, ciascuna con una particolare combinazione cromatica che si armonizza col colore dominante scelto per il fondo e capace di donare grazia alla cromia generale dell'opera. Quello che l'artista ci racconta tramite una forma grafica immediatamente comprensibile da tutti,senza bisogno di ulteriori spiegazioni, è che la vita può essere così bella se non la si prende troppo sul serio. Questi spiritelli-ossessioni, irriverenti ed espliciti, di tutti i tipi e forme, popolano il labirinto della nostra mente e del nostro spirito. Le nostre preoccupazioni così come le nostre certezze non sono né migliori né peggiori di noi stessi; esse sono identiche a noi e si alimentano allo stesso nostro modo: facendosi nutrire da noi. Nella loro esistenza, dunque, fanno riferimento ai medesimi problemi con cui siamo soliti confrontarci quotidianamente e mostrano come le creazioni di questo maestro possiedano un senso artistico e ironico imbattibili, assieme ad un assoluto ed irripetibile senso di dinamismo proprio della nostra contemporaneità.