George Lilanga - anni 90 Durante gli anni Novanta l'artista inizierà anche come esito di una grande abbondanza di disegni a produrre opere sempre maggiori come dimensioni e ritornerà massicciamente alla scultura, fino ad allora trascurata e quasi mai dipinta che invece inizierà a ricoprire di colori vivaci, unificando la rappresentatività della pittura alla plasticità della scultura in una sola visione. Un termine generalmente usato per indicare i suoi soggetti è "Mashetani" o "Shetani" che in linguaggio Kiswahili sarebbe l'equivalente di Satanici o Demoni. Questi appellativi possono trarre in inganno per l'accezione negativa in essi contenuta in occidente, mentre nella realtà è necessario precisare che il cosmo di Lilanga risulta popolato dagli spiriti ("mizimu") e cioè da tutte quelle presenze che occupano la nostra mente e che ci sovvengono quando pensiamo a persone conosciute come parenti, conoscenti e amici oppure a emozioni che rappresentino idee, sentimenti e passioni, che possono si ossessionarci ma anche allietarci; una sorta di elfi e gnomi della letteratura fantastica occidentale. In quest'ordine di idee e per mantenere il distacco rispetto ad altri scultori "Mashetani" che raffigurano parti di corpi assemblate grottescamente a formare esseri mostruosi, gli alieni di Lilanga sono più simpatici che terribili e sono rappresentati nel momento del massimo divertimento come dei piccoli folletti, ritratti nelle situazioni quotidiane della vita in Africa. Alla fine degli anni Novanta le sue sofferenze, per una forma grave di diabete, aumentano notevolmente, tanto che si decide a formare attorno a lui un suo atelier, costituito da allievi pittori e scultori che lavorano alle sue dipendenze secondo un'organizzazione del lavoro dell'arte ricorrente in Africa e non molto distante dallo stile delle botteghe medievali, rinascimentali e contemporanee europee.