Nell'aprile del 2002 rientrava in patria, dopo 29 anni di esilio l'ex re Zahir Shah e nel giugno dello stesso anno si teneva la Loya Jirga che eleggeva definitivamente Garzai a capo dello stato. Questo tappeto celebra questi eventi usando un cartone di un tappeto di guerra degli Anni '80: le armi illustrate sono le stesse che abbiamo descritto in questo volume ma il senso di marcia dei mezzi corazzati sovietici è invertito rispetto ai tempi dell'invasione. Le grandi autoblindo e i lanciamissili ritratti in grande misura all'interno dei confini geografici dell'Afghanistan lasciano infatti il paese in direzione dell'Unione delle Repubbliche Sovietiche. Questo ritiro è ovviamente avvenuto nel 1989, sono passati 23 anni dall'invasione del dicembre 1979, ma l'iconografia usata per festeggiare l'elezione di un presidente democratico è la stessa che il tessitore, probabilmente allora bambino, ha scelto per celebrare la gioia della libertà riconquistata. Forse il manufatto non possiede la drammaticità descrittiva dei tappeti di guerra prodotti durante l'invasione sovietica dell'Afghanistan, ma i tessitori profughi rientrati in patria dall'Iran o dal Pakistan possono con orgoglio riappropriarsi dell'antico mestiere imparato nella terra che li ha generati e con esso delle antichissime radici della propria cultura. Per questo, l'anonimo tessitore di quest'ultimo tappeto termina la tessitura con un orgoglioso "MADE IN AFGHANISTAN". TAPPETO DI GUERRA in lana di pecora e cammello con trama in cotone; colori naturali e sintetici, cm 78,5 x 62 Circa 2002