TAPPETI DI FEDE Esistono testimonianze di tessuti ottenuti per nodi che risalgono all'Egitto di tremila anni prima dell'avvento di Cristo, la storia del tappeto dunque precede e di molto la storia delle religioni praticate oggi nel mondo anche se gli stilemi più riconoscibili delle molte manifatture derivano spesso da ispirazioni religiose o ne manifestano la rigidità delle leggi. La storia del tappeto è una parte della storia del tessuto in generale, anche se il tappeto inteso come oggetto per coprire il pavimento esisteva anche prima del tessuto: si trattava infatti di una pelle di animale conciata e distesa per terra. La geografia delle zone di produzione dei tappeti vista come tradizione e cultura spesso è diversa da quella che conosciamo come geografia politica ufficiale; ad esempio, dopo la seconda guerra mondiale molte zone di produzione centro asiatiche entrarono a far parte dell'Unione Sovietica, ma neppure Stalin riuscì a sradicare queste tradizioni e le culture millenarie che le supportavano. Nello svolgersi dei millenni si sono avvicendati innumerevoli poteri diversi, sono cambiati i governi che hanno deciso innumerevoli cambiamenti delle frontiere, ma i popoli sono rimasti gli stessi, conservando il più possibile le loro più intime e preziose identità. L'arte del tappeto è una tradizione radicata sopravvissuta ai tiranni, alle rivoluzioni e alle guerre mentre le iconografie tessute sono impercettibilmente variate nel corso dei secoli, ecco perché appare unica, nel caso dei tappeti afgani, i tappeti di guerra, questa radicale e repentina modificazione dei soggetti raffigurati. Lo sviluppo dell'arte del tappeto in oriente riflette la diversità delle culture, la visione del concetto di decorazione e arredo e di abitazione in due modi molto diversi di concepire la vita, la natura e soprattutto la terra e che rappresenta in fondo la vera diversità tra i modi di concepire la vita orientale e quello occidentale. E' una questione di fedeltà agli istinti naturali di cui l'esempio più naturale è rappresentato dai bambini di tutto il mondo. Osservare il rapporto dei bambini con il tappeto, per capire l'istinto naturale dell'uomo che consiste nel vivere la sua dipendenza con la superficie terrestre e intendere il pavimento di casa come suolo con la relativa libertà di muoversi sulla superficie, potrebbe essere utile. I bambini esprimono pienamente questo modo di vivere la terra accoccolandosi e rotolandosi su di essa mentre una sedia o un divano, per quanto siano comodi, pongono sempre molteplici vincoli alla libertà di movimento, e questo anche per gli adulti. La decorazione di un tappeto è un arte che spesso si rifà all'astratto; la prima classificazione dei tappeti orientali per la loro decorazione può essere fatta dividendo quelli a soggetto geometrico o geometrizzante da quelli a soggetto naturalistico ma i contenuti non rispettano quasi mai questa divisione netta. Indubbiamente la decorazione geometrica è quella più antica; in effetti una delle differenze tra il decoro geometrico e il naturalistico è rappresentata dalle caratteristiche tecniche di annodatura: i soggetti geometrici non impongono l'intensità della annodatura per avere dei profili riconoscibili mentre, per avere una resa accettabile nella decorazione naturalistica, è necessaria una più severa definizione e dunque un numero maggiore di nodi. Molte delle decorazioni astratte, dunque geometriche, sono antichissime ed è intuibile che provengano da civiltà primitive; le tribù nomadi sono le vere e proprie conservatrici di questi preziosi simboli che sono sopravvissuti ad innumerevoli periodi storici e altrettante religioni. Basta pensare che solo nell'area islamica orientale convivono più di settanta correnti religiose, spesso con visioni radicalmente diverse della stessa dottrina. Il tempo ha arricchito stratificandolo questo patrimonio simbologico legato per l'uso al suolo e dunque alla terra e per i simboli raffigurati spesso dedicato attraverso anche l'uso di supporto per la preghiera, al divino, allo spirituale. La svastica ad esempio, una croce in cui quattro braccia di uguale lunghezza termina con altrettanti segmenti ad angolo retto, esiste da oltre cinquemila anni, lo testimoniano le ceramiche elamitiche; questo simbolo si riferisce al sole e la sua interpretazione si conferma con simbolismi della cultura Zorothustriana che riconosce nel fuoco eterno il simbolo più vicino a Dio e nel sole la sua massima rappresentazione. Più in generale la svastica allude alla fertilità ed è un simbolo nato dalla fusione di altri due, uno acqueo e l'altro animale, le origini dei quali risalgono da un'antica religione che aveva nelle acque e negli animali l'oggetto del suo culto. Quando la svastica è inclusa in un quadrato essa si riferisce al concetto della fecondità mentre se è inclusa in una stella ad otto punta essa rappresenta il sole. Letteratura, cultura, rituali e superstizioni hanno contribuito ad ampliare il dizionario dei simboli che appaiono sui tappeti orientali, ma questo volume non vuole essere un trattato sul tessile orientale o più specificatamente su quello centro asiatico, esso vuole aggiungere e come osservatore neutrale i simboli di guerra che appaiono nei tappeti afgani in coincidenza con l'invasione di questo stato da parte dell'Unione Sovietica alle più tradizionali Stelle del Daghestan, simili ai cristalli di neve o alle Stelle dei Medi, stelle ad otto punte circondate da una cornice ottagonale. Anche la decorazione naturalistica prevede specifiche interpretazioni e così l'albero simboleggia la vita, il cammello la ricchezza e la felicità, il cane protegge il proprietario dal pericolo dei furti, la clessidra misura il tempo che passa, il leone vittoria e fierezza, il melograno ricchezza e felicità, il cipresso sopravvivenza nell'aldilà, il pavone simboleggia l'uccello sacro, la schematizzazione del disegno del pettine attiene alla pulizia corporale, le nuvole in orizzontale auspicano la buona fortunae infine il salice piangente traduce le pene per un amore non corrisposto ed esprime dolore e angoscia. Ognuno di questi temi può essere singolarmente molto approfondito, ad esempio soltanto per la raffigurazione del gallo esistono una quantità di significati reconditi oltre all'immediata attribuzione del simbolo all'esaltazione della mascolinità e del dominio. Il gallo è un animale di grande rispetto nella simbologia zoroastriana dal momento che rappresenta un richiamo a valorizzare il tempo, propizia il risveglio, induce al lavoro e all'azione, contrasta la pigrizia ma è altrettanto vero che per la maggioranza dei produttori dei tappeti appartenenti alle superstiziose tribù nomadi il gallo simboleggia il diavolo e tessuto nel tappeto protegge il proprietario dal malocchio. Un breve cenno sulle colorazioni può risultare utile: non vi è dubbio che all'inizio venissero usate le lane delle pecore, delle capre e dei cammelli nei loro colori naturali; molto più tardi si cominciò a tingerle con colori vegetali e minerali. I procedimenti della colorazione erano gelosamente tramandati da padre in figlio: succo di ciliegia per il rosso, bacche di zafferano per il giallo, scorza d'indaco per l'azzurro. L'avvento delle aniline prima e dei colori sintetici ha permesso ai tessitori di aggiungere una vasta gamma di nuances alle colorazioni tradizionali, forse meno appariscenti ma certamente più affascinanti.