TAPPETI DI GUERRA 1973, Sardar Muhammad Da'ud destituisce il re degli afgani Muhammad Zahir Shah. Dopo soli cinque anni due partiti il Khalq che significa popolo e il Parcham che significa bandiera, rovesciano questo regime e proclamano la Repubblica Democratica dell'Afghanistan; il golpe passa alla storia col nome di Sour revolution, la rivoluzione d'aprile. Ma i consensi non sono unanimi, prende forma così la resistenza armata, la jihad dei mujaidin che ritengono i golpisti uomini senza Dio e li accusano di aver sacrificato l'Islam al marxismo. Proprio in questi anni arrivano in Afghanistan direttamente da Mosca alcune migliaia di consiglieri militari. L'anno successivo, il 1979 alimentata dal consenso mietuto in Iran dall'ayatollah Khomeini scoppia nella città di Herat una rivolta popolare contro il presidente Taraki che il governo di Kabul annega in bagno di sangue; iniziano così una serie di manifestazioni antigovernative che culminano il 14 settembre dello stesso anno con un nuovo colpo di stato sferrato dal primo ministro Amin che mette sfuori gioco il presidente Taraki. Tra il 24 e il 26 dicembre sempre del 1979, un gigantesco ponte aereo disloca sugli aeroporti del paese decine di migliaia di militari sovietici; questi aerei russi gli AN-12 destinati al trasporto truppe e autoblindi, sostituiranno spesso nei tappeti di guerra le geometrie tribali, tipiche dell'iconografia classica, tessile afgana. La sera del 27 dicembre, poco dopo le ore diciannove, dall'aeroporto di Kabul i carri armati si spostano occupando il centro della città; un colpo di artiglieria mette fuori uso la centrale telefonica di Piazza Khyber: è la guerra ! Il giorno dopo Amin è assassinato con tutta la sua famiglia, al suo posto Mosca impone Parcham Babrak Karmal. I mujaidin iniziano da subito una lotta partigiana di resistenza all'invasore nonostante i diversissimi punti di vista da una tribù all'altra. Questi combattenti verranno aiutati anche dai Pasdaran iraniani, guardiani della rivoluzione islamica ed il conflitto allarga la sua nefasta influenza a tutta l'area centro asiatica: l'atteggiamento del Pakistan di favorire alcune fazioni afgane rispetto ad altre ebbe drammatici risvolti sugli sviluppi della guerra per le popolazioni esistenti in quei territori. I Pasthuns, musulmani Sanniti, ebbero le armi migliori, moderne e veloci rispetto agli Hazaras, agli Uzbeki, ai Tadjiki e ai Farsi dalla pelle chiara, musulmani della corrente Shia, che dovettero fidarsi delle armi trovate dopo le imboscate o di quelle che potevano comprare sul mercato nero. Quando la guerra iniziò gli abitanti dell'area di Herat, nel sud ovest del Paese, furono i meno fortunati di tutti, poiché dovettero dipendere in larga parte dal confinante Iran che a sua volta era impegnato ad est per il conflitto con l'Iraq di Saddam e versava in uno stato di povertà assoluta. Le popolazioni della regione di Herat aumentarono rapidamente le loro risorse arrivando a massacrare gli esponenti del governo socialista afgano insieme con i suoi consiglieri di guerra russi. Ma i sovietici ne catturarono un gran numero e dopo averle raggruppate condussero una selvaggia rappresaglia. I territori della regione di Herat non favorivano la resistenza a causa del loro andamento piuttosto pianeggiante, più adatto per le operazioni armate sovietiche che per la resistenza dei combattenti Herati. La maggior parte di queste popolazioni, più di due milioni di abitanti, si rifugiò al di là del confine con l'Iran e si insediò nelle zone di Mashad e di Sabzevar della provincia del Khorassan. L'Iran non poteva offrire ai profughi una rete di accampamenti così come i pakistani avevano fatto ad est e così venne effettuato un tentativo per distribuire queste popolazioni nell'Iran del nord est: un vero e proprio esodo. Nonostante questa generosa ospitalità i mezzi dell'Iran erano così limitati che gli esuli dovettero adattarsi ad ogni genere di lavoro; molti di loro vennero assorbiti nella tradizionale industria tessile. Potevano o meno essere stati tessitori nel loro paese, dovettero comunque adottare il sistema di tessitura iraniano e più precisamente il metodo di intreccio dell'area di Mashad, l'uso di nodi asimmetrici, aperti a destra e scalati su due livelli; il sistema di tessitura afgano al contrario, è sì caratterizzato dall'uso di nodi asimmetrici ma aperti a sinistra e annodati su di un unico livello. Un'eccezione a questo genere è costituita dalla tessitura dei tappeti dell'area turcomanna nel nord dell'Afghanistan che impiega il nodo non simmetrico aperto a sinistra. Negli anni successivi l'Iran rimpatriò molti dei profughi che erano giunti da Herat certamente a seguito della destabilizzazione del governo afgano ed anche per l'impossibilità di continuare a sostenere un così gravoso sforzo economico; è lecito pensare che coloro che avevano tessuto a Mashad abbiano continuato a farlo anche dopo il loro rientro in patria. Ecco che nasce così un sottogruppo di tessitori di guerra afgani simili alla maniera persiana, con nodi asimmetrici e aperti a destra. Questo vasto gruppo può essere ulteriormente diviso in due parti: quella che tesseva tappeti con lana sporca (a Mashad la lana usata era spesso sporca tanto che nel tappeto si possono riscontrare tra i nodi piccoli detriti di fabbrica, frammenti di vegetali e rimasugli di canapa dei sacchi che in origine contenevano il riso ma nei quali, una volta vuotati, veniva stipata la lana), è probabile che questi tappeti di guerra afgani siano stati dunque tessuti in Iran. L'altra parte che tesseva con la stessa tecnica ma impiegando lana pulita di alta qualità come quelle che si trovano nei bazar di Herat: i manufatti di questo gruppo, sembrerebbe più probabile, siano stati tessuti in Afghanistan. Sui tappeti di guerra si può osservare una serie pressoché infinita di armi sebbene le più ricorrenti siano proprio i fucili da assalto russi, soprattutto i Kalashnicov AK-47 e, più raramente il Kalicov AK-74. Il Kalashnicov poteva sparare con un vasto raggio di azione ed era dotato di un silenziatore esso, all'esordio del conflitto costituiva il classico armamento delle truppe di invasione sovietiche. Anche i mujahidin ne erano dotati poiché dopo la caduta del governo afgano si erano impossessati degli arsenali ufficiali e inoltre dopo le imboscate ai convogli russi le armi lasciate a terra venivano immediatamente fatte sparire; non mancano neanche informazioni riguardo alle forniture di armi, offerte da alcuni consiglieri militari sovietici ai nemici mujahidin. Probabilmente i mujahidin ricevettero grandi forniture del fucile AK-47 anche dai servizi segreti americani e da leggendari trafficanti di armi egiziani. Prima del conflitto gli afgani possedevano, almeno un esemplare per famiglia, i fucili inglesi denominati 303, armi molto precise e le cui munizioni si trovavano, assieme ai pezzi di ricambio in grande quantità pressoché in ogni bazar delle città. L'avvento dei Kalashnicov AK-47 portò all'abbandono dei fucili inglesi: la qualità di fuoco aumentò notevolmente ma altrettanto vertiginosamente salì la spesa per le munizioni. Questo fucile risulta dunque essere l'icona di riferimento principale sui tappeti di guerra e ciò si deve alla percezione che questo strumento di morte assunse nell'orgoglio dei combattenti maschi afgani durante tutta la durata della guerra: ogni Kalashnicov strappato dalle mani del nemico abbattuto diveniva un feticcio, un vero e proprio talismano. Il fucile AK-74, detto Kalikov, rimpiazzò molto velocemente il Kalashnicov da cui si distingueva immediatamente per il suo caricatore a forma di banana color rosso ruggine. I sovietici lo ritenevano veloce quanto leggero e preciso e permetteva al combattente di poter portare su di sé un numero maggiore di munizioni, inoltre la raffica sparata da un'arma leggera e veloce crea nella traiettoria delle pallottole un'onda tremolante, un'oscillazione che produce sul bersaglio un ulteriore danno rispetto a quello causato dal semplice impatto della pallottola stessa. I caricatori rossi, a forma di banana di questo fucile devono il loro colore alla plastica resistente alla corrosione con la quale erano fabbricati, questo impediva il formarsi di ruggine tra le parti del fucile e i proiettili; il Kalikov fu assegnato in un primo tempo alle truppe scelte che operavano sia come brigate paracadutiste sia come compagnie armate di assalto, le famigerate Spetsnaz. Per un combattente afgano essersi impadronito di un AK-74 strappandolo ad un caduto appartenente alle Spetsnaz era considerato un tale gesto di valore degno senz'altro di essere celebrato su di un tappeto. Anche un capo di abbigliamento è, qualche volta, raffigurato nei tappeti di guerra: si tratta del tradizionale cappello arrotolabile divenuto il simbolo dei combattenti liberi dell'alleanza nord afgana. Questi berretti usati indifferentemente dalla truppa e dai comandanti erano l'unico articolo delle diverse divise usate dai combattenti, da potersi davvero ritenere uniforme. Nel marzo del 1986 Babrak Karmal viene rimosso dall'incarico di Presidente della Repubblica, su ordine di Michail Gorbaciov, giunto ai vertici del Cremlino da appena un anno. Il suo posto è affidato ad un fedele esecutore degli ordini impartiti da Mosca, Mohammad Najibullah, da sette anni capo del Khad, la polizia segreta afgana. Nonostante questo rimpasto nessun accordo di tregua è possibile tra i sovietici e i mujahidin, il cui braccio politico è formato da una coalizione di sette partiti. Nel 1988 hli incessanti successi dei partigiani afgani costringono Gorbaciov ad impegnarsi a Ginevra ad un ritiro progressivo dell'Armata Rossa dall'Afghanistan. 15 febbraio 1989, l'Armata Rossa lascia, sconfitta, il paese: un milione e mezzo di morti e non meno di cinque milioni di esuli afgani in Pakistan e in Iran, un terzo della popolazione afgana prima della guerra. I tappeti di guerra tessuti durante questi dieci anni di sanguinoso conflitto costituiscono una traccia indelebile di come la guerra abbia cambiato la più tipica espressione di artigianato artistico di quell'area del mondo le cui tracce si perdono nella notte dei tempi. Veri e propri testimoni del destino di un popolo sono carichi di un fascino che rasenta il cimelio e niente hanno a che vedere con le loro brutte copie, tessute in lucido rayon o lana sintetica che, dopo la fine della guerra, hanno invaso come souvenirs per turisti i bazar della pakistana Peshawar.